Chi siamo? E' l'ambiente ad educarci e ad influenzare le nostre scelte, come pensava il grande Emile Zola, o siamo liberi di scegliere tra il bene e il male senza alcuna influenza esterna? Questa sembrerebbe la domanda di fronte alla quale il regista, Daniele Vicari, pone lo spettatore.
Giorgio (Elio Germano) è un ragazzo figlio della Bari bene; un padre letterato, una mamma dolce e comprensiva, una bella ragazza al suo fianco. Eppure ha una sorta di repulsione verso tutto il bello che lo circonda, verso ciò che è pulito e lineare o apparentemente tale. Eppure ha dentro di sè una sorta di inquietudine che farà esplodere alla prima occasione.


Giorgio conosce  Francesco (Michele Riondino) ad una festa in casa di amici e ne è affascinato dal modo di fare. Francesco, chiamato per intrattenere con giochi di carte gli amici della padrona di casa, è bello e sciolto ma a tradire le sue origini si presentano presto dei brutti tipi che pretendono di regolare un conto in sospeso. E' in questo momento che viene fuori la vera indole di Giorgio che, con il pretesto di difendere lo sconosciuto Francesco, inizia  a fara a pugni.
Francesco a seguito dell'episodio sopra citato si lega a Giorgio e, dopo avergli insegnato tutti i trucchi del mestiere di un bravo baro, lo trascina con sè nelle bische clandestine e nei tornei di poker.
Giorgio vivrà un periodo della sua vita in cui darà sfogo a tutte le sue pulsioni, si scoprirà avido di denaro e di violenza e finanche corresponsabile di alcuni delitti.
Alla fine, però, in Giorgio prevarrà quell'educazione forte e severa che ha sempre cercato di fargli discernere il bene dal male e, fuori dai fumi delle droghe, riuscirà a salvare se stesso e non solo.
L'incontro con Francesco è trascinante come una vertigine (vi ricordate quando da bambini si girava in tondo proprio per provocare quell'effetto?) ma è una vertigine pericolosa, che porta al fondo. Si può risalire dal fondo? Per Carofiglio, autore del romanzo da cui il film è tratto, e quindi per Vicari, sì.


Il film è bello perchè è reale. Ad una certa età si prova un'attrazione profonda e perversa non solo verso il proibito, ma verso tutto ciò che è oscuro, verso una dimensione fatta di istinti primordiali, di ES tanto per dirla alla Freud, che la nostra educazione ha sempre voluto mettere a tacere. Insomma, quando si è giovani e pieni di energie, come lo è il protagonista, si sperimentano anche le pulsioni più nascoste.
Il regista, poi, non si lascia andare a giustifacazioni morali e sociali per cui chi sbaglia lo fa sempre con cognizione di causa e gli errori, o almeno quelli più gravi e gratuiti, non scaturiscono mai da uno stato di necessità.


Lontano da ogni retorica, la pellicola affronta con semplicità tematiche complesse liberandosi, inoltre, dal fardello di facili provincialismi (solo qualche personaggio parla con un registro dialettale) e quasi si stenta a riconoscere Bari, che perde la sua connotazione tipicamente meridionale. Il mare quasi non si vede ed il sole nemmeno. Bari è vissuta durante le notte, durante le ore di buio, quelle che offuscheranno per un pò la vita di un bravo ragazzo.

B.

 


Scheda Film
Titolo: Il passato è una terra straniera / Regia: Daniele Vicari / Sceneggiatura: Daniele Vicari, Francesco Carofiglio, Gianrico Carofiglio, Massimo Gaudioso tratta dal romanzo "Il passato è una terra straniera" di Gianrico Carofiglio/ Fotografia: Gherardo Gossi / Montaggio: Marco Spoletini / Scenografia: Beatrice Scarpato / Costumi: Francesca Vecchi, Roberta Vecchi / Musica: Teho Teardo / Interpreti principali: Elio Germano, Michele Riondino, Daniela Poggi, Valentina Lodovini, Chiara Caselli, Marco Baliani /  Produzione: Domenico Procacci, Tilde Corsi, Gianni Romoli in colaborazione con Rai cinema / Distribuzione: 01 Distribution / Paese: Italia / Anno uscita:  2008 / Genere: Drammatico-Psicologico /  Durata: 120 minuti



Salve a tutti, la notizia di questi giorni è sicuramante la premiazione a Cannes di Elio Germano come migliore attore per "La nostra vita" di Daniele Luchetti. In attesa di vedere il film, voglio invece ricordarvi la prova dell'attore romano nel film di Salvatores "Come Dio comanda". In questo film ancora una volta (dopo "Io non ho paura")Salvatores porta sullo schermo un altro romanzo di Niccolò Ammaniti. Vi riassumo la storia in poche parole: un padre, Rino, alcolizzato e disoccupato è ingiustamente sopsettato dal figlio di 14 anni dell'omicidio di una ragazzina sua coetanea. Rino, infatti, viene ritrovato dal figlio mentre in coma giace accanto al cadavere della ragazza. Solo alla fine del film il ragazzo scoprirà che l'autore del delitto è stato "Quattro formaggi" (Elio Germano) amico di Rino con problemi di ritardo mentale in seguito ad incidente sul lavoro. Ciò che rende accattivante il film non è tanto l'intreccio ma le atmosfere che Salvatores ha sapientemente riprodotto: l'ambientazione è in una città del nord-est italiano di cui percepiamo non solo il freddo metereologico, ma anche quello che si poratno dietro queste solitudini umane. Sono tutti soli eppure si cercano e cercano l'aiuto dell'altro proprio nel momento più tragico della loro vita. Non tutti troveranno nell prossimo quella via d'uscita tanto sperata, questa possibilità è, infatti, offerta solo a Rino che riuscirà a ritrovare l'amore e la fiducia del figlio e forse anche la voglia di cambiare. La paura e il dolore che nella prima parte del film hanno diviso, servono, alla fine, a segnare un punto di svolta e di incontro con se stessi, con il proprio destino o con l'altro. Consiglio la visione del film non tanto per la prova di Elio Germano, bella ma poco misurata, quanto per la prova di Filippo Timi che porta sullo chermo un personaggio che sembra gli sia stato cucito addosso.

B.

Subscribe